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Il Kangchenjunga da Nord di Urubko, Txikon, Sinev, Bielecki e Braun

La vetta di Denis Urubko lungo il versante NO del Kangchenjunga rivela una bella storia di alpinismo e un bello sforzo di team di cui, insieme ad Denis Urubko, sono stati grandi protagonisti Alex Txikon, Dmitri Sinev, Artem Braun e Adam Bielecki.

“Cinque alpinisti hanno fatto quello che avrebbe richiesto lo sforzo di un team di 10-15 persone” chi l’ha scritto è Denis Urubko. I cinque sono Alex Txikon (basco), Dmitri Sinev, Adam Bielecki (polacco), Artem Braun (russo) e appunto Denis Urubko (kazaco naturalizzato russo). Ciò che hanno fatto è la salita della parete Nord Ovest del Kangchenjunga aprendo, peraltro, una variante, da 6000 a 7050m, della storica via aperta nel 1979 dal leggendario trio formato dagli inglesi Peter Boardman, Doug Scott e Joe Tasker. Di questa salita vi abbiamo già parlato qualche giorno fa annunciando la bella vetta solitaria di Urubko. Inutile dire che è una salita molto bella e di rilievo. Ma ora che sui blog dei protagonisti stanno comparendo i primi dettagli e report, il tutto si sta rivelando anche come una piccola grande storia d’alpinismo, da ricordare e raccontare. A conferma di quanto, aldilà di tutto, l’Himalaya e queste grandi montagne continuino ad essere all’insegna dell’imponderabile ma anche di come in alta quota le decisioni possano cambiare (come la meteo) all’improvviso e di quanto il lavoro di squadra, quando gli alpinisti sono alpinisti, possa essere importante e anche bello.

Come detto Urubko è stato l’unico del team a raggiungere la cima, l’ha fatto prendendo una decisione quasi inaspettata, anche difficile. Lui scherza, scrive che è andato da solo a “guadagnarsi il pranzo”. In realtà la situazione meteo (nonostante le previsioni) non era molto favorevole. Inoltre il percorso “è molto pericoloso” aggiunge Denis. Non si può pensare di andare in sicurezza, in cordata, ci si impiegherebbe troppo tempo. Così “con il cuore che sembrava stretto in pugno, giurando a me stesso che non mi sarei concesso alcun errore, ho tentato”. Sono le 5 e 10 del 19 maggio, è ancora buio quando Urubko lascia i 7650m del Campo 4. Fino a 8350m può seguire la strada tracciata il giorno prima dai suoi compagni Bielicki, Sinev e Txikon… poi gli restano poco più di 200 metri per la vetta. Quello che sa è che sarà una gara contro il tempo, il vento… e che non può sbagliare. Ma cos’era successo ai suoi compagni il giorno prima?

Come racconta Alex Txikon tutto ha inizio mercoledì 14 maggio. Adam Bielecki, Dmitri Sinev e lo stesso Txikon partono dal Campo base. Il piano è semplice: dopo il trio di punta il giorno dopo partiranno anche Urubko e Braun. L’obiettivo è di ritrovarsi dopo tre giorni (cioè il 17 maggio) tutti e cinque a 7500 per poi, il giorno dopo, tentare la vetta. Nel frattempo Bielecki, Sinev e Txikon – i tre moschettieri come li ha soprannominati Urubko – tenteranno di preparare la “strada” fino alla spalla e quindi di installare il Campo 3 e il Campo 4 appunto a 7500m. In precedenza infatti la spedizione era arrivata “solo” fino a 7150 m, aprendo tra l’altro una variante con un tratto molto impegnativo (con “18 tiri di dura arrampicata”). Ma continuiamo con la storia…

Mercoledì 14 maggio Bielecki, Sinev e Txikon dormono al Campo 1 a 6000m. Non nevica… forse l’annunciata finestra di bel tempo ci sarà davvero. Ne avranno bisogno visto che il giorno dopo si preannuncia difficile: i tre dovranno affrontare il bastione roccioso per raggiungere i 7500m della Spalla per poi andare verso la torre sommitale traversando, nessuno l’ha mai fatto, da nord a sud. “Sembra un problema” scrive Urubko dal campo base mentre, insieme all’amico Artem Braun, si prepara a partire anche lui verso l’alto. In quel momento, come lui stesso scrive, è l’unico che non ha in programma di tentare la vetta. Forse pensa di non essere abbastanza acclimatato…

Giovedì 15 maggio è una lunga giornata per il terzetto di testa. “Abbiamo raggiunto il Colle Nord a 7050 metri” scrive Txikon “finora tutto è andato bene ed è tutto sotto controllo, considerata la situazione. Da qui inizia il momento della verità”. Un momento che puntualmente arriva il giorno dopo. Salgono molto carichi. Puntano ai 7500 metri della Spalla. Il vento è fortissimo, lo sforzo a cui si sottopongono anche di più… così decidono di piantare la tenda (il Campo 3) a 7.250 metri. Poi Bielecki e Txikon continuano a salire per preparare la via del giorno dopo. Dapprima conduce la cordata il russo poi passa in testa il basco che sale “una bella ed estenuante lunghezza di 70 metri con una difficoltà in roccia di almeno 6a”. Dopo aver attrezzato 3 lunghezze è il momento di scendere alla tenda: sono passate più di 12 ore da quando hanno iniziato a scalare.

Sabato 17 maggio Bielecki, Sinev e Txikon hanno una sola possibilità: devono arrivare alla Spalla. La cosa non è semplice, ma per usare le parole di Txikon a queste quote cosa c’è di semplice? Lassù “Tutto è terribilmente difficile!”. Comunque dopo altre 12 ore di sforzi e di esposizione arrivano i 7600 del 4° e ultimo Campo. E, mentre i tre stanno per montarlo, all’improvviso arriva una chiamata che Txikon racconta così: “Gioia! … Sento la voce di Denis. Ottimo! Il piano è andato alla perfezione. Come l’avevamo stabilito al Campo base . Incredibile! Tra poche ore tenteremo la vetta insieme.”. Dal canto suo Urubko, che con Braun ha raggiunto il Campo a 7250m, sa che domani tutti vogliono la vetta e scrive “Il tempo è buono. Staremo attenti. Sarà meglio per tutti”.

Così arriva Domenica 18 maggio. Sono passati 28 giorni dal loro arrivo al Campo base ed è già tempo per tentare la “cumbre”. Ad attenderli ci sono ancora quasi mille difficili metri di salita e… non si può perdere tempo. Alle 2 e 20 il primo gruppo si mette in moto alle 3 si incontrano con Urubko e Braun. Sono circa a 7850m e devono affrontare un tratto che, oltre ad essere di ghiaccio vivo e molto verticale, è anche “molto, molto pericoloso. Il minimo errore ti farebbe precipitare per 2.500 metri”, spiega Txikon.

A questo punto Urubko e Braun decidono di ritornare indietro, mentre “i tre moschettieri” Sinev, Bielecki e Txikon continuano verso l’alto. Superano il punto pericoloso, poi affrontano un couloir molto ripido (60-70°) dove fissano una corda, quindi arriva un’altra difficile lunghezza e ancora un tratto di roccia molto verticale… “Sembra che da qui si possa raggiunge il Colle attraversando per i gendarmi.” scrive ancora Txikon “Dima sale la zona di roccia da primo. Poi vado io e improvvisamente trovo un corpo semi- sepolto. Mi era già successo, ma questa volta è diverso. Saremo 8.000m di quota, un brivido mi attraversa tutto il corpo. Perché questo? Possiamo fare anche noi la stessa fine? E per cosa? La nostra scommessa è sufficientemente rischiosa per ucciderci? Giro la testa, stringo i denti e cerco di non perdere la concentrazione”.

Continuano… appesantiti dal carico, forse un po’ lentamente. Verso le 16:00 sono quasi a 8.500m di quota ed è già… troppo tardi. A capirlo è Adam Bielecki che spinge i compagni a girare i tacchi e a tornare. “Penso che Adam ha fatto la cosa giusta e ci ha salvato la vita” scriverà poi Txikon. Ma ancora non è tutto perché poi saranno i compagni a salvargli la vita. Bielecki infatti in discesa scivola. I compagni che lo seguono non lo vedono più. Non lo sentono. Pensano che sia morto… Poi il miracolo: il russo non si sa bene come è riuscito a fermarsi dopo 100m, succede una volta su un milione. Gli altri due lo raggiungono, lo aiutano, ma Bielecki è uno tosto: è in sè. Ora però hanno il problema di trovare la tenda. Temono di non farcela, sarebbe un disastro. Poi però ecco le voci di Urubko e Braun… A mezzanotte i tre moschettieri sono in tenda, a 7250m, esausti ma salvi. Sarà una notte difficile, Txikon ha un principio di congelamento all’alluce, ma sono salvi.

Cosa abbia spinto Denis Urubko dopo quella a notte a decidere di tentare la cima forse non lo sa nemmeno lui. Gli alpinisti sono fatti così, forse sono “speciali” anche per questo. Fatto sta che alle 5 e10 di lunedì 19 maggio Urubko parte dalla tenda e alle 9:40, dopo sole 4 ore e mezza è in vetta al Kangchenjunga: “In cima bisogna ‘lasciarsi andare’. Ho passato mezz’ora sul punto più alto, ricordando che mi trovavo qui esattamente 12 anni fa…”. Per dirla con le parole di Txikon: “Incredibileeeee! Denissss, super – Denis! Una cosa così possono farla solo pochissime persone”. Dal canto suo Denis – che dalla cima è sceso a velocità supersonica raggiungendo i compagni praticamente quando stavano arrivando al Campo 1 a 6000m – spiega così il suo successo: “Alex (Txikon ndr) ha sconfitto il tratto più impegnativo ad un’altitudine di 6100m. Adam (Bielecki ndr) ha preso “di petto” la costola a 7500m. Artiom (Braun ndr) ha dato tutto alla sella. Dmitry (Sinev ndr) per tutto il tempo ha assicurato la logistica: i materiali, il cibo, il gas, la comunicazione tra i gruppi. Grazie ragazzi! E forse un grazie dovremmo dirlo anche noi: questa ci sembra una grande piccola storia di un alpinismo sincero, vissuto insieme.

di Vinicio Stefanello

19/05/2014 – Denis Urubko, Carlos Soria e Marco Camandona in cima al Kangchenjunga

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