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Due nuove vie in Sicilia per Flaccavento e Guzzetti

Dal Brouillard alla Sicilia, Massimo Flaccavento e Mattia Guzzettihanno aperto in Sicilia due nuove vie di arrampicata: Il deserto dei tartartari sulla Rocca Busambra e Le sirene cantano ancora, sul Monte Gallo, quest’ultima dedicata a Roby Manfrè Scuderi pioniere dell’arrampicata siciliana. Il report di Massimo Flaccavento

25 Agosto 2014, Monte Bianco. 4400 metri circa, la punta del Picco Luigi Amedeo è lì, poco sopra le nostre teste, ma mentre lentamente ci dirigiamo verso di essa, nell’aria qualcosa sta cambiando. Il ricordo della bellissima stellata in cui nottetempo ci siamo incamminati, ben presto svanisce in un cielo velato che perde velocemente la sua nitidezza e lascia posto al bianco confuso della bufera. Il meteo annunciato dava tempo bello e stabile, ma evidentemente la perturbazione prevista per l’indomani sera ha deciso di anticipare di tanto, fin troppo tempo. La decisione di tornare indietro è presto presa dunque. Ripercorso velocemente il ripido pendio nevoso, le discese nella tormenta si susseguono una dopo l’altra, e mentre il freddo pian piano inizia a farsi spazio nei nostri indumenti già incrostati dalla polvere gelata, l’ultima doppia decide di incastrarsi inesorabilmente. Tanto per cambiare è la corda viola a creare problemi, e stavolta è rimasta bloccata lassù, chissà dove. Peggio per lei in fondo, un taglio netto deciderà che il suo avvenire sarà quello di consumarsi al vento, all’attacco della cresta del Brouillard, per sempre. Al colle Emil Rey finalmente riusciamo a tirare un po’ il fiato. Il vento tira meno violentemente, ma la discesa verso il Monzino non sarà poca cosa, tanto che ne riparleremo a lungo la sera stessa a Courmayer, davanti ad una pizza tanto cara quanto scialba. Lasceremo la Val Veny il giorno seguente sotto una fitta pioggia, e il giorno dopo ancora sui giornali si leggerà di ingenti danni dovuti al maltempo. L’abbiamo proprio scampata bella io e Mattia, e nonostante il piccolo imprevisto avvenuto sulla grande montagna, rimane il ricordo dei bellissimi giorni trascorsi insieme su all’Eccless. E’ difficile dimenticare il fantastico granito del Pilastro Rosso e dei suoi Anelli magici, così come le strepitose fessure del Pilier Bonington e dell’atmosfera distesa dei giorni trascorsi in bivacco. Avremmo voluto finire in bellezza sulla vetta del Bianco, ma evidentemente ci toccherà ritornare ancora lassù! Alla stazione di Ivrea ci salutiamo con un abbraccio sotto inoffensive gocce di pioggia accompagnate da un caldo umido che ci fa rimpiangere i giorni appena passati, ma il dado ormai è tratto: ci vedremo presto e in Sicilia per una nuova via…alla fine però le vie nuove saranno ben due!

13 Settembre 2014, Catania. Mattia arriva all’aeroporto Fontana Rossa bello carico. D’altra parte chi non lo sarebbe prima di una nuova avventura? Dopo un abbraccio e un benvenuto in “terronia”, carichiamo tutto sulla mia sempre più consunta automobile e ci mettiamo in viaggio in direzione Palermo, e in particolare verso Rocca Busambra, la nostra meta. Dopo più di trecento chilometri finalmente arriviamo e la montagna come sempre è bellissima. Per me è un riscoprire luoghi che conosco da tempo, ma che finalmente posso conoscere più intimamente, per Mattia invece si tratta di un vero salto in un ignoto che questa Sicilia selvaggia sa ancora regalare. Tante volte ho desiderato aprire una via sul’inviolato Diamante, così come io e il Torello (Giorgio Iurato) avevamo battezzato quel bel pilastro roccioso posto all’estrema sinistra della nord della Busambra, ma delle tante proposte fatte a destra e a manca, nessuna in realtà riusciva mai a concretizzarsi. Evidentemente ci voleva Mattia per mettere a segno il colpo! In effetti il suo è un caso veramente anomalo. La maggior parte degli arrampicatori che viene a scalare in Sicilia infatti, segue un po’ la moda e si riversa sulle belle falesie di San Vito, ma in questo caso in particolare, dalla famosa località marittimo scalaiola ci siamo tenuti a grande distanza. La sfiga di conoscere sul Bianco un elemento come me purtroppo porta anche a queste conseguenze! Non perdiamo tempo, buttiamo tutto fuori dalla macchina e velocemente prepariamo i sacconi, che come sempre pesantissimi ci procurano un piacevole dolore alle spalle. Fortuna vuole che l’avvicinamento sia abbastanza veloce, così che alle 14:00 in punto le nostre mani toccano già la roccia. I primi tiri volano, tanto che alla fine della terza lunghezza troviamo una discreta cengia, perfetta per affrontare anche un bivacco, ci lanciamo dunque nell’apertura di un altro tiro. Questo si rivelerà impegnativo e bellissimo al punto da farci ben sperare per il seguito della via. La notte passerà lenta e scomoda, per fortuna nostra però senza freddo e preceduta da un tramonto a dir poco eccezionale. Alle prime luci dell’alba e dopo una fugace colazione, ci rimettiamo subito all’opera. Risalito il quarto tiro seguiamo un bellissimo camino verso sinistra, che come logicità sembrava la scelta più azzeccata. Purtroppo invece siamo costretti a ridiscendere in doppia e abbandonare questa linea di salita dopo altre due lunghezze, che oltre alla roccia instabile e all’edera verticale, rischiavano di trasformare la nostra scalata in una vera odissea. Ritornati nuovamente alla sosta del quarto tiro, quindi, ci lanciamo di corsa sul bellissimo ed impegnativo diedro che stava alla nostra destra. Una lunghezza dura e magnifica che non ci farà pentire del cambio di direzione avvenuto gioco forza, e risalendo ancora il saccone per un’eventuale bivacco, proseguiamo la salita fino ad una comoda grotta dove decidiamo di trattenerci ancora in parete senza pensarci più del dovuto. Senza la fretta di scendere Mattia si lancia sull’ultimo tiro con tutta calma, e la nostra seconda e ultima notte in parete passa con la gioia di aver realizzato la nostra prima via nuova insieme. La parola data è stata mantenuta! Il giorno seguente, come ulteriore motivo per il nostro bivacco, durante la discesa in doppia sistemiamo tutte le soste e facciamo un bel lavoro di disgaggio, così che chiunque vorrà salire la nostra linea, potrà trovare la scalata sempre impegnativa, ma decisamente un po’ più sicura di come l’abbiamo trovata noi. Festeggeremo una volta alla base della via con una scorpacciata di more selvatiche di una dolcezza più unica che rara, tanto che voltare le spalle alle montagne e tornare alla civiltà sarà meno traumatico del solito.

18 Settembre 2014, Sferracavallo, Palermo. Dopo due giorni di riposo eccoci di nuovo in viaggio. L’idea iniziale era quella di aprire soltanto una via nuova, ma di fatto appena scesi dalla Busambra, la voglia di scalare di nuovo “all’avventura” era ancora troppo forte, così in pochissimo tempo abbiamo organizzato il tutto e partendo da casa mia a Ragusa, ci siamo diretti verso il Pizzo Carbonara, la cima alpinisticamente più interessante delle Madonie. Giunti alla base della montagna però non eravamo molto convinti delle possibilità che questa potesse offrirci, dunque non restava altro da fare che trovare una valida opzione. La scelta di andare a Monte Gallo a questo punto sembrava la migliore, e anche se un po’ caldo per il periodo, quanto meno offriva un po’ di ombra per poter scalare in condizioni tutto sommato accettabili. Giunti a Capo Gallo dapprima esaminiamo la via che abbiamo intenzione di salire, ma ci avviamo definitivamente verso le pareti solo a sera, quando un po’ più di fresco ci consentirà di raggiungere la base della montagna più agevolmente. Passeremo quindi la nostra prima notte a terra e sotto una doppia stellata: la prima offerta dal un bellissimo cielo settembrino, la seconda invece da una miriade di lucine sul mare che si disperdono col passare delle ore. Le barchette dei pescatori sono sempre uno spettacolo, anche per me che da tempo vengo ad aprire qui a Monte Gallo. Come sempre alle prime luci del mattino ci attiviamo, e dopo colazione iniziamo quella che sarà una vera e propria battaglia. L’avvicinamento degno di una jungla ci farà penare non poco per raggiungere l’attacco, e quando finalmente alle 07:30 del mattino iniziamo ad arrampicare, nonostante l’ombra, già dal primo tiro siamo grondanti di sudore. Il nostro saccone più pesante che mai, oltre ad essere carico di tutto ciò che ci serve, pesa per via dell’acqua abbondante che ci siamo portati, un peso però che non rimpiangeremo mai durante tutto il nostro viaggio in verticale. Dopo sette impegnativi tiri di corda raggiungiamo il nostro primo obiettivo, la sella posta a circa metà via. Da questo punto in poi non ci resta che trovare un buon posto da bivacco, cosa che accadrà dopo altre due lunghezze. Una cengia spaziosa ma piena di massi sarà la nostra casa per una notte, e noi la trasformeremo nel più comodo dei giacigli. Ci addormentiamo ben presto per via della stanchezza e della cena abbondante che ci siamo concessi! La mattina seguente sveglia con calma seguita da una bella lunghezza di roccia, la giornata poi come sempre sarà scandita dalle soste da attrezzare, dal saccone che si incastra di volta in volta, e soprattutto dall’adrenalina data dai tanti passaggi che dobbiamo superare per arrivare in cima. Dal nostro posto di bivacco, dopo cinque belle lunghezze, forse le più belle di tutta la via, la battaglia finisce alle 15:00 in punto. Sotto un sole cocente e un mare che si estende all’infinito, ci abbracciamo felici in cima a Monte Gallo. Le stesse sirene che Roby Manfrè Scuderi aveva udito durante la sua solitaria scalata del 1991 hanno continuato a cantare anche per noi, non potevamo quindi non omaggiare questo grande alpinista e pioniere dell’arrampicata siciliana con questa nostra salita. Ci dirigiamo verso la città adesso, scendendo lungo il versante sud della montagna, dove ci verrà incontro un carissimo amico che da sempre si dimostra tale e che festeggerà con noi questa nostra semplice vittoria. Nessun brindisi per questa nuova via, ma una bella brioches stracolma di gelato nel cuore di una Sferracavallo che non perde mai il suo fascino. Un abbraccio e un arrivederci a presto, e dopo più di tre ore di macchina arriveremo a Ragusa stanchi ma soddisfatti. E’ proprio vero, le sirene cantano ancora!

All’amico Mattia Guzzetti, compagno di questi giorni trascorsi in parete, un grazie di cuore per aver condiviso con me queste belle avventure fatte di roccia e di mare, di libertà, e sopratutto di tanta amicizia.

Buone scalate a tutti… Massimo Flaccavento (e Mattia, che leggerà questo pezzo a sorpresa)

SCHEDA: Il deserto dei Tartari, Rocca Busambra, Sicilia

SCHEDA: Le sirene cantano ancora, Monte Gallo, Sicilia

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